DiJazz è un quintetto composto da una voce femminile, sax tenore, sax baritono, pianoforte e contrabbasso (disponibile però anche nelle versioni DiJazz trio e quartet); propone un repertorio incentrato su quei brani che, tra gli anni ’40 e gli anni ’50, sono stati la colonna sonora del “grande ottimismo americano”, tempo nel quale i compositori di Broadway come Gershwin, Cole Porter, Irvin Berlin, Hoagy Carmichael, davano vita alle celebri melodie dei musicals. Melodie intramontabili come “Stardust”, “Night and day”, “Smoke gets in your eyes”, fanno da cornice al “sogno americano” e si diffondono, conquistando l’Europa e non solo. Judy Garland che canta “Get happy” diventa così il simbolo di nuove infinite possibilità, sia musicali che sociali; il simbolo cioè, di un mondo in cui tutto è possibile.

DiJazz vi proietterà nelle atmosfere di quel tempo magico con un sound tanto fedele all’originale quanto rivisitato in chiave moderna. Le sonorità raffinate, l’eleganza e l’unicità della scenografia, che sempre arricchisce i luoghi delle performance della band, e l’abbigliamento che fonde le caratteristiche estetiche dell’epoca con un tocco di fresca attualità, fanno di DiJazz la scelta giusta per ogni tipo di evento, dal matrimonio alla festa privata alla convention, evocando, in un’atmosfera di leggerezza e allegria, quella “polvere di stelle” che farà brillare il vostro giorno e lo renderà unico e speciale.

Curiosità sul nostro nome

Tutti hanno ben in mente il ruolo esercitato dalla figura del DJ, abbreviativo del termine “Disc Jockey”, quella figura cioè che seleziona la musica a beneficio di un pubblico, cercando di interpretarne le emozioni del momento e associare ad esse la giusta melodia.

Ciò che forse non tutti sanno è che l’inizio dell'attività del DJ avvenne con l'apertura delle prime discoteche in Francia, durante il dominio nazista. In questo periodo nacquero le primissime “discoteques” dove venivano diffusi dischi jazz e blues provenienti dal nuovo continente nonostante il regime vietasse la diffusione di opere discografiche statunitensi. Naturalmente ci voleva qualcuno addetto a selezionare tali dischi: quel qualcuno diventerà presto il DJ con l'uscita allo scoperto della discoteca e l'esportazione in America negli anni sessanta, dove verrà coniato appunto il termine di DJ (disc jockey, letteralmente "fantino dei dischi"). Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Anche nelle intenzioni di DiJazz è di fondamentale importanza rispettare l’idea di una selezione musicale a beneficio del pubblico che interpretandone le emozioni sappia associare ad esse la giusta melodia, pur tenendo sempre fede alla forte caratterizzazione del nostro sound.
In questo senso ci piaceva l’idea di un nome che potesse richiamare questa tipologia di approccio ad una performance musicale collegata ad un evento.

Al contempo l’italianizzazione della parola DJ per mezzo della lettera “i” (da cui DiJazz) verteva a sottolineare l’idea di qualcosa di più della sola musica (che per noi è comunque la priorità): parte di DiJazz sono cioè musica, scenografia, abbigliamento ecc….ovvero tutte le “cose di Jazz”.

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